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Editoriale
Se la violenza subita dalle donne è quotidianamente comprovata dalla cronaca e supportata con Associazioni e Movimenti che si prodigano per la loro (giusta) tutela e difesa, lo stesso non si può dire per quegli uomini che spesso non confessano neanche a sé stessi di vivere da vittima una realtà difficile e dolorosa. Non solo, il Prof. Eloy Rodriguez, insegnate di Biochimica e Biologia Evolutiva presso la Cornell University (USA), ha affermato che il fenomeno della violenza al maschile è molto diffuso e che il 92% degli uomini non denunciano l’accaduto per motivi di facile intuizione. Negli ultimi anni il trend è crescente anche in Italia e alla necessità di monitorare il fenomeno e offrire un supporto professionale multidisciplinare rispondono il Centro Specialistico di Pedagogia Clinica diretto dalla Prof.ssa Rosanna Alfieri e l’Associazione di Studi di Criminologia coordinata dalla Dr.ssa Gloria Mazzeo. Entrambi i poli scientifici dedicano la propria attività alla ricerca e alla formazione con il compito di studiare, approfondire e rinnovare modalità diagnostiche e metodi educativi, finalizzati a garantire un aiuto alla persona, allo scopo di ripristinare nuovi equilibri e nuove disponibilità allo scambio con gli altri. Un’equipe di esperti interviene sulle difficoltà della persona di ogni età per aiutare a superare disagi psicofisici e socio relazionali e andare oltre il disagio e modificare positivamente le abitudini di vita e di comportamento. Il Centro Specialistico di Pedagogia Clinica e l’Associazione di Studi di Criminologia inaugurano a Roma il nuovo servizio “CI SONO ANCH’IO” in favore dei “mariti maltrattati” e rivolto anche a quei papà considerati spesso soltanto “sportelli bancomat”. Il servizio si avvale di supporti pedagogico-clinico basato sull’approccio olistico alla persona, sull’assistenza legale, psico-sociologica e criminologica. Si svolge in una struttura accogliente, situata in uno dei più prestigiosi quartieri a nord della Capitale e riceve per appuntamento. Il servizio “Ci sono anch’io” dispone di una linea telefonica mobile appositamente predisposta, 331.9557024 attiva dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 21.00, e uno specifico indirizzo e-mail Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Il servizio di consulenza è gratuito per il primo appuntamento. L’attività è svolta nel pieno rispetto della privacy e della dignità personale. Da intervista alla Prof.ssa Rosanna Alfieri Quando la prevenzione può aiutare in questo settore? Uno degli scopi è quello di creare un tipo di programma di prevenzione della violenza in ambiente domestico che non esiste nella comunità romana e capire quanti i programmi locali incoraggiano la ricostituzione delle famiglie o adottano l’approccio "divorzista" e se programmi di prevenzione esistenti prestano eguale attenzione alle donne e agli uomini violenti e se no, perché? Ci Sono anche io’, dunque per i mariti maltrattati. Quali le finalità dell’iniziativa? A chi vi rivolgete? Oggi la figura del padre sfiorisce nell’evanescenza. Un po’ perché scalzata dal nuovo costume, un po’ perché disertata dagli stessi padri in fuga. In famiglia, il ruolo paterno sembra essersi fatto man mano più scialbo, fino a dovere in qualche misura "maternizzarsi" anch’esso, per consistere. Non è solo il tributo alla rivoluzione femminile degli ultimi decenni. È qualcosa di più profondo: il riflesso della famiglia "fragile", che va spaesando le certezze dell’amore, i vincoli di alleanza, la fedeltà ai compiti, la gioia delle relazioni. Così, anche da noi comincia a manifestarsi il fenomeno dei figli fatherless, senza padre. Altrove, negli Usa (due milioni di matrimoni e un milione di divorzi all’anno), esso ha raggiunto livelli impressionanti, e conseguenze molto gravi per i figli: disturbi del comportamento, devianza, paura della vita. E noi, ci stiamo avviando per la stessa china? In questa triste immagine di eclisse del padre, forse viene il momento in cui affiorerà dal profondo una "nostalgia del padre". D’altra parte molti padri separati, secondo le statistiche, col tempo si rassegnano a una patente di inutilità; tranne quelli che danno fondo a tutte le risorse dell’amore e del rapporto educativo con i figli della famiglia spezzata, in molti la relazione si attenua, fino a una sorta di fuga. Qualcuno stenta persino a pagare l’assegno per il mantenimento dei figli. Come giunge e come si riconosce la difficoltà di un padre? Esistono due tipi di richieste d'aiuto. La prima (quella ritenuta più pressante) è la richiesta di difendere il loro rapporto con i figli, la seconda è quella di soddisfare la loro richiesta di trovare un "pool" di professionisti "sicuri" e capaci di raggiungere l'obiettivo Le associazioni di padri separati propongono, oltre all'affidamento bigenitoriale, che gli inevitabili conflitti siano risolti dallo Stato attraverso uffici di consulenza e di conciliazione formati da esperti capaci di attuare le necessarie difficili mediazioni Non si può non riconoscere quanto possa essere avvilente essere ridotti a timbrare il "cartellino degli affetti": inizio e fine del week-end, inizio e fine delle feste comandate Manca la cultura della corresponsabilità per superare la devastante pretesa di moltissimi genitori che i figli siano una loro esclusiva proprietà. È inutile sottolineare come questo atteggiamento renda sostanzialmente fallimentare ogni ipotesi di mediazione, come già rende difficile gli affidi consensuali di bambini in difficoltà. Sono convinta che promuovere azioni per far crescere nel nostro Paese la cultura della responsabilità educativa sia obiettivo di quanti sono impegnati per garantire i diritti dei minori. |
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Se la violenza subita dalle donne è quotidianamente comprovata dalla cronaca e supportata con Associazioni e Movimenti che si prodigano per la loro (giusta) tutela e difesa, lo stesso non si può dire per quegli uomini che spesso non confessano neanche a sé stessi di vivere da vittima una realtà difficile e dolorosa. Non solo, il Prof. Eloy Rodriguez, insegnate di Biochimica e Biologia Evolutiva presso la Cornell University (USA), ha affermato che il fenomeno della violenza al maschile è molto diffuso e che il 92% degli uomini non denunciano l’accaduto per motivi di facile intuizione.