Area Educazione e Criminologia

 
La devianza, come la normalità, è soggetta a slittamenti semantici,  dovuti ai mutamenti del costume, della società e del  contesto politico e territoriale all’interno dei quali ci troviamo a dover vivere e distinguere continuamente  la dicotomia fra ciò che è deviante da ciò che invece si conforma alla norma. Generalmente per "devianza" si intende l’allontanamento da una norma, ove il concetto di norma è definito dall’analisi del comportamento umano; è una norma determinata dall’uomo e denota un margine o una classe di comportamenti entro i quali rientra la normalità, che confina con la devianza. L’educazione e la pedagogia stanno assumendo un ruolo sempre più significativo anche nel contesto dell’amministrazione della giustizia sia civile che penale. Il disagio minorile è sempre provocato dalla mancanza di fiducia di base: l’abuso, l’abbandono, la trascuratezza hanno insegnato al bambino che non c’è da fidarsi dagli adulti, di quei caregiver che dovrebbero tutelarlo. L’intervento sul disagio deve partire da questo presupposto: il minore deve sapere che può fidarsi di chi si sta occupando di lui, che su di loro può contare, perché sono “diversi” da chi gli ha fatto del male (Abruzzese, 2002).

In ambito civile, il diritto di famiglia e le disposizioni - (L. 149/2001) - in tema di affido familiare e di adozione riconoscono e promuovono il diritto fondamentale del minore a essere educato e il diritto della famiglia (naturale, affidataria o adottiva)a essere sostenuta e favorita nell’opera cruciale di educazione; è anche prevista la promozione di iniziative di formazione dell’opinione pubblica, di preparazione e aggiornamento delle famiglie e degli operatori sociali.
Nella stessa struttura penitenziaria si è resa obbligatoria l’istituzione di un’area pedagogica dal 2003 (circolare 3593/6043 del 9 ottobre 2003).
Per il pieno adempimento di tali compiti è necessario l’apporto esperto di professionalità capaci di sostenere la magistratura nell’individuazione del contenuto dei provvedimenti.
La normativa prevede la figura del pedagogista nei Collegi dei Tribunali per i Minorenni e dei Tribunali di Sorveglianza (RDL. 1404/1934; L.354/1975); il pedagogista può essere nominato consulente tecnico; può progettare interventi educativi nell’esecuzione delle misure penali o seguire il percorso di reinserimento sociale del soggetto detenuto. Anche nella scuola oggi si richiede una specifica competenza pedagogica per attivare strategie di prevenzione del bullismo e/o di simili reati.
Per la Pedagogia Clinica, la conoscenza di ciascun individuo è la condizione essenziale del percorso educativo che deve adattarsi ai bisogni ed alle necessità di ogni persona, tenendo conto, attraverso   il soggetto della sua complessità. Il Progetto "Ri-nascita" si pone come modello di prevenzione e d’intervento attraverso momenti di sensibilizzazione e formazione sulle tematiche inerenti l’abuso e la violenza sui soggetti indifesi. Il punto di forza del Progetto consiste nel far cogliere ai minori il rapporto fra criminogenesi, sviluppo e trattamento preventivo, per salvaguardarli dal pericolo di cadere nella rete delle organizzazioni criminali e di diventare vittime di abusi. L’ottica pedagogico-clinica  suggerisce che a volte si deve ipotizzare che si è  di fronte ad un soggetto ,anche se  pentito che ,non si è liberato completamente dal suo fardello di colpa per una insufficiente elaborazione del proprio vissuto.Lo stretto legame tra l’educazione e le ricerche criminologiche ripropone l’essenzialità dell’incontro  e del colloquio con la persona che, al di là  di un proprio vissuto individuale che lo riconosce  come “soggetto a rischio” in una società sempre più complessa, possa essere sostenuta nella riconquista della propria libertà e della scoperta di diverse alternative al crimine. L’Associazione     e lo Studio Specialistico di Pedagogia Clinica intendono la Criminologia nella totalità della sua espressione: scienza di riflessione sociale da una parte, concependo la devianza e il rischio come fenomeno culturale.
 Il Progetto “Ri-nascita” individua differenti spazi di intervento: Le attività si svolgeranno attraverso spazi collettivi, di gruppo e individuali, seguendo metodologie classiche e innovative: lo sviluppo di modelli didattici interattivi, modulari, personalizzati e inter-operativi, che possano rispondere in maniera esaustiva alla domanda formativa del mercato scolastico e non.
  • lezioni frontali: informazione e conoscenza del fenomeno;
  • role-playing: “giocare” le situazioni problematiche simulando diversi ruoli;
  • individual learning: apprendimento individuale;
  • cooperative learning: lavoro cooperativo di gruppo;
  • brainstorming: analisi del contesto, valutazione iniziale ed elaborazione dei percorsi in  maniera collaborativa;


Area per i Bambini: attraverso l’ informazione e la  formazione intese come forza  contrastante  di tutti  quei comportamenti che possono rallentare o arrestare il normale sviluppo psicologico e sessuale del minore; Un altro aspetto importante è insegnare ai bambini a conoscere il proprio corpo, i comportamenti sessuali appropriati, le modalità per fronteggiare un’aggressione subita da conoscenti o estranei e insegnare ai bambini a richiedere aiuto in caso di pericolo (Pellai A., 2002).
Area per le Donne: attraverso la e la sensibilizzazione, prevenzione  dei comportamenti che possono ledere la dignità e  l’integrità psico-fisica della donna; 
Area per gli Anziani: attraverso l’informazione e la formazione per aprirsi e relazionarsi con il mondo esterno grazie alle proprie esperienze da trasmettere rivalutando  la qualità delle vita in questa fascia d’età; 
Area per gli Altri: attività di ricerca e analisi delle differenti forme di parafilia. 
Le diverse aree di intervento contengono programmi che possono essere sviluppati  a seconda dei diversi stadi  di istruzione e che  puntano a fare in modo che la scuola e la società possano diventare, in modo preventivo e formativo,  una fonte di informazioni utili per l’educazione e la crescita, intervenendo anche  su un’educazione sessuale che non sia allarmistica e ansiogena e approfondendo  la differenza fra una sessualità “perversa” e una sessualità relazionale. Un momento di riflessione è dato dalla  rivalutazione del rapporto di coppia prima e genitoriale poi,  intesa come esperienza capace di arricchimento attraverso lo scambio di comunicazione, di affettività e di intimità.  Uno studio con un ampio spettro di azione è riservato all’apprendimento di comportamenti adeguati nei giovani attraverso il riconoscimento del proprio sé  corporeo  per una equilibrata evoluzione socio-relazionale e psico-affettiva. Ma non c’è comprensione senza ascolto attivo; ciò che promuove una lettura adeguata dei segnali di disagio e risposte sensibili e corrette, non è la semplice conoscenza dell’elenco degli indicatori, delle linee guida e delle procedure corrette ma sono le competenze sociali, relazionali ed emotive. Ecco che una importanza fondamentale del Progetto è rappresentata dal gioco che aiuta il minore a identificare, riconoscere e gestire le proprie emozioni e i comportamenti a rischio, sia nel mondo intra-personale che extra-personale e dalla psicodramma pedagogico che permette una migliore comprensione delle proprie modalità di porsi nelle situazioni relazionali e facilita l’emergenza di emozioni ed interiorizzare in modo attivo la “one best way” .
Le varie attività laboratoriali, curate da esperti,possono  contribuire  nell’impresa mirata a liberarli dall’emarginazione e dal disadattamento, dal disagio, dai conflitti, ,mediante rapporti umani sinceri e costruttivi, previa lettura e interpretazione attenta delle personali angosce, ansie e difficoltà. Nel frattempo, in parallelo,  si può svolgere un’attività collaterale intesa ad aiutare le famiglie a  ristabilire i rapporti genitoriali  con l’intento di favorire la strutturazione armonica della personalità dei figli.